E ancora qualcuno mi chiede perchè tifo Inter

Ci sono partite che viviamo solo noi, emozioni che conosciamo solo noi, e Lazio-Inter 2-3 è una di quelle. Ci sono minuti di follia che solo un tifoso dell’Inter può provare, ma è difficile che riesca a descriverli agli altri, quelle persone sfortunate perchè non sono interiste.

Si va sotto, si pareggia, si rivà sotto, ci si sconforta, e per tutto il primo tempo ci prendono a pallate. Nella ripresa così così, poi forse la svolta: ci assegnano un calcio di rigore. Poi però la decisione vien annullata dal VAR (secondo noi giustamente), e a quel punto lo sconforto, che prima serpeggiava, ora si fa strada a gomitate.

Poi l’episodio che cambia tutto. I laziali gestiscono con sufficienza, Perisic pressa Strakosha, che sbaglia il rinvio, Karamoh lancia Icardi. Mauro lascia secco De Vrij, che lo falcia: rigore solare, senza nessun dubbio. Da questo momento iniziano i 5 minuti di totale follia che cambiano la partita e la stagione nerazzurra.

Quel pallone pesa qualche tonnellata, ma Icardi trasforma con freddezza, facendosi perdonare l’erroraccio sullo 0-0. Questo gol consente ad Icardi di essere capocanniere della Serie A, anche perchè Inzaghi ha sostituito Immobile (una mossa che ci ricorda un incauto cambio di Inter-Juventus). Pronti via, si batte a centrocampo e nemmeno il tempo di rendersene conto, Lulic perde la testa e falcia Brozovic, lasciando la Lazio in 10. A quel momento diventa impossibile non crederci, restano più di dieci minuti, escluso recupero. Cornerone per noi, come direbbe Scarpini, esce d’Ambrosio ed entra Ranocchia a fare il Samuel della situazione: dall’angolo sbuca Vecino. Proprio Vecino, che io (e molti altri) avremmo sostituito già nottetempo, dopo una partita dimenticabilissima. L’uruguagio stacca quasi alla Zamorano, niente da fare per nessuno.

Preso dall’intento di smontare la casa, non mi rendo nemmeno conto di chi ha segnato, complice la regia che segue Icardi. Urlo frasi sconnesse, in un aramaico antico tutto da riscoprire, e realizzo chi segna tipo al quarto replay. E infatti scrivo cazzate sui profili social:

Tra le macerie di un mobile e l’altro cerco di ricompormi, rettifico il marcatore, conscio che non ce ne frega granchè.

Continuo a vedere la partita con un’ansia solo apparente: sappiamo tutti che la Lazio non tirerà mai più in porta. Giusto il tempo per sfoggiare grandi e generosi recuperi di Karamoh, Ranocchia e persino Eder. I gregari, chi più chi meno, hanno dato una spinta decisiva proprio negli ultimi mesi. Arriva il fischio finale, ed è delirio.

L’Inter soffre, ma colpisce fortissimo. La Lazio non affonda in cattiveria, i nerazzurri non perdonano. Più o meno tutti i giocatori hanno fatto la differenza, da Brozovic per il gioco a centrocampo, a Perisic per l’incredibile pressing nella ripresa, e tutti e tre i subentranti. Icardi ha sbagliato quello facile, ma ha realizzato il più pesante. Bravi tutti, anche chi non è lo stato, come Candreva. Oggi non ha più nessuna importanza. Perchè l‘Inter torna in Champions League e ci regala una notte insonne, di puro interismo vero. E il giorno dopo è ancora più bello, un giorno in cui tutto sembra di colpo realizzabile. Forse anche perchè l’urlo di Repice al gol di Vecino ricorda la magia del maggio del 2010.

Ci aspetta una lunga, lunga estate, e per una volta non vediamo l’ora che finisca presto. C’è la sensazione che questo capolavoro possa portare all’apertura di un ciclo, che fino a 15 minuti prima della fine di Lazio-Inter sembrava destinato a morire sul nascere. A tutto questo si aggiungono le lacrime di alcuni giocatori e, forse ancora più iconiche, quelle di Zhang Jr. A me sono sembrate incredibilmente vere. Le lacrime di qualcuno che è appena entrato nell’Universo Inter e sta iniziando a capire le emozioni uniche che solo i colori nerazzurri possono darti.

Nessuna squadra regala questo coinvolgimento, questa sofferenza, questa apoteosi. Ecco, è per questo che tifo Inter: partite perse che avrebbe vinto chiunque e miracoli sportivi quando non ormai nessuna persona sana di mente ci avrebbe più creduto.

Mikhail

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.