Dove può arrivare l’Inter di Inzaghi?

La nuova Inter di Inzaghi è partita forte, molto forte. Eppure in un certo momento le aspettative dietro questa Inter erano rasoterra. Io ero tra i tanti che non hanno retto lo shock Lukaku, e avevo scritto un post delirante che non cancello solo perchè bisogna riconoscere i propri errori.

La mia idea era già cambiata dopo l’ottimo avvio dell’amichevole contro la Dinamo Kiev. Il gol di Barella ricordava un po’ quello di Thiago Motta nel derby del 4-0, e soprattutto il mistico gol del Divino Jonathan contro la Roma in un’illusoria semifinale di Coppa Italia dimenticata dai più.

Quella frazione contro la Kiev, giocata contro una squadra molto più avanti di noi nella preparazione, mi aveva fatto capire che si stava iniziando un lavoro importante. A conferma di questo, gli acquisti di Dumfries (al momento in attesa di mettersi in evidenza), l’esperto Dzeko e (soprattutto) Correa sono stati la conferma che la società ha tentato di evitare la smobilitazione. La cessione di Lukaku era sembrata una forzatura della società per monetizzare, quando si era capito che era il contrario tutto è stato visto sotto un’altra luce. I dirigenti hanno limitato i danni, e allo stesso tempo hanno messo in sicurezza finanziaria (cit) il club.

L’Inter è più debole dello scorso anno? Risposta breve: sì. Risposta lunga: forse.

Lukaku è un grande accentratore di gioco, che è un punto di forza nelle partite in cui ha la possibilità di sfoderare i suoi strappi in contropiede, o di frantumare le difese delle piccole. Tuttavia, lo abbiamo sempre criticato per la sua scarsa incisività nelle partite contro le squadre più organizzate o forti (escludendo giusto il Milan). Dzeko è attaccante di manovra, segna molto meno ed è molto più in là con gli anni, tuttavia è superiore a livello tecnico e di visione di gioco per i compagni. Correa è un vero jolly d’attacco, di sicuro non è un centravanti naturale, ma all’occorrenza può farlo. Un po’ seconda punta, un po’ trequartista, con la velocità dell’ala. Forte con entrambi i piedi, e sa giocare per il partner d’attacco. Con Lautaro ha creato il tandem di attaccanti che ha regalato la Copa America all’Argentina quest’estate, insieme a Messi ovviamente. Se dovesse mantenere il cinismo mostrato nel mostruoso ingresso contro l’Hellas Verona, avremo davvero di che divertirci.

Davanti abbiamo più soluzioni, e non saremo costretti a riproporre sempre la stessa soluzione. Inzaghi stesso ha dimostrato molta più flessibilità di Conte in carriera, ed in questa prima parte di avventura all’Inter lo sta confermando. Molto gioco palla a terra, senza l’ossessivo ricorso agli esterni come unica alternativa al centravanti boa. Certo, gli esterni sono ancora importanti, ma non sono l’unica scelta. Anche per questo Dumfries avrà il tempo di inserirsi negli schemi e nel nostro calcio. Appena arrivato in nerazzurro ha avuto un piccolo infortunio che ne ha rallentato l’impiego, ma fa niente. Può essere una delle sorprese di questa Inter, ed è il motivo per cui ci si punta molto, ma senza frenesie.

Calhanoglu eroe nazionale contro il Genoa, e già ridimensionato dopo la gabbia che gli ha fatto trovare l’Hellas Verona. Non va bene così. Sappiamo della sua discontinuità, e che non è e non sarà mai Eriksen, ma ha le qualità e la fiducia sufficiente per emergere. Non bisogna osannarlo per un quarto d’ora, e nemmeno crocifiggerlo alle prime difficoltà. Può dare un enorme contributo, soprattutto quando Barella e Brozovic possono coprirlo. Ed Inzaghi sta cercando di recuperare anche Sensi e Vecino, che l’anno scorso sono stati quasi sempre indisponibili.

Nel complesso la società ha ceduto due stelle, Lukaku e Hakimi, e ha preso Dzeko, una stella a fine carriera che vuole l’ultima grande avventura, un attaccante molto forte che una stella vuole diventarlo, Correa, e Dumfries che dopo un buon europeo cerca di emergere definitivamente. L’altra stella è Eriksen, che non sappiamo se potrà ancora giocare a calcio, con noi o in un qualunque altro posto, ed è stato sostituito da un giocatore tecnicamente fortissimo ma dalla carriera incostante, svincolato. Un mercato al risparmio, ma di grande intelligenza.

Alla fine del discorso, l’Inter è meno forte ma ha molte più frecce al suo arco. E sembra una squadra con maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Dover difendere uno scudetto vuol dire averlo già vinto, e che quindi puoi rifarlo ancora. Il gruppo, che temevo si indebolisse con la cessione di Hakimi e Lukaku sembra addirittura più forte.

Se la Juventus non sembra affatto rafforzata, soprattutto dopo la cessione sul gong di Cristiano Ronaldo, la Roma e il Milan sembrano aver fatto dei passi in avanti. Il Napoli sembra è più o meno lo stesso dell’anno scorso, ma è guidato da un allenatore molto in gamba che può fargli fare il salto di qualità.

Naturalmente il campionato è così lungo che è impossibile stabilire dove possiamo arrivare. E fino a dicembre/gennaio sarà dura farsi davvero un’idea. In mezzo avremo un girone di Champions che possiamo affrontare con serenità, e un mercato che, visti i tempi che corrono, dimostrano la solidità della società (dal punto di visto della gestione sportiva). Le sensazioni sono buone, in particolare quando gli altri ti guardano e hanno ancora paura di te.

Mikhail
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Mikhail
Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.