Davide Santon, l’eterna promessa mancata

Davide Santon è uno di quei ragazzi sempre giovani, che a furia di sentir dire in giro che sono dei predestinati ci si crede davvero, e si guarda l’orologio ogni secondo, per poter scrivere con esattezza il giorno e l’ora esatta in cui l’evento si verificherà. Nella maggior parte dei casi, questi ragazzi restano dei predestinati sulla carta e poco altro, e Santon non fa eccezione.

C’è davvero bisogno di ricordare tutta la trafila di Santon? Erano anni in cui si vinceva tanto, anni in cui tutti seguivano l’Inter e per cui è facile ricordare tutto. Giusto per promemoria, Santon arriva nelle giovanili dell’Inter a 14 anni, lanciato in prima squadra da Mourinho a soli 18, sia in Serie A che in Champions (sì, la partita contro Cristiano Ronaldo, ne abbiamo tutti sentito parlare centinaia di volte). Jose lo aveva definito il suo “bambino” (soprannome che ancora conserva con affetto), e con l’Inter ha vinto tutto ciò che c’era da vincere: due Scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane, una Champions League e un Mondiale per Club. E dopo, ci ricordiamo cosa è successo?

Andato via Josè, lo spogliatoio si sfalda durante la gestione Benitez, e i giocatori più deboli risentono il contraccolpo e la mancanza di fiducia. I mesi di Benitez sono stati negativi per tutta l’Inter, e Santon è uno di quelli che ne ha sofferto maggiormente, evidenziando limiti e amnesie difensive fino ad ora celati. A gennaio del 2011 finisce in prestito al Cesena, nell’operazione che porta Nagatomo all’Inter, facendosi notare più per l’omaggio a Valentino Rossi (maglietta n. 46) che per le prestazioni. In estate il Newcastle lo compra a titolo definitivo, per circa sei milioni di euro nell’estate del 2011, e da allora Santon manda messaggi poco edificanti verso il suo ex mister Benitez prima, e verso la sua ex squadra poi. Questi passaggi sono ben riassunti in questa intervista a Calciomercato.it, dove dice che l’Inghilterra era l’unica scelta giusta, che dell’Italia gli manca solo il cibo e che non pensa che tornerebbe mai all’Inter, e anzi ne approfitta per dire che gli piacerebbe molto andare al Milan, sua squadra fin da bambino. Per sua sfortuna, la sua esperienza inglese non cresce mai, e la sua dimensione resta il Newcastle, con cui ad oggi ha segnato l’unico gol della carriera da professionista. Nella sua ultima stagione in Premier si infortuna seriamente a un ginocchio, e resta fermo quasi sei mesi, e l’unica squadra che concretamente si fa sotto per riaverlo sarà proprio l’Inter.

Il ritorno all’Inter, nell’emergenza terzini di gennaio 2015, è una sorpresa per tutti, e per alcuni tifosi è anche un evento nostalgico. Le frasi d’amore per il Milan passano in secondo piano, Santon sembra davvero contento di essere tornato in nerazzurro e si impegna al massimo per ottenere buoni risultati. In verità l’inizio della sua seconda esperienza è anche abbastanza incoraggiante, ma non vai mai oltre la sufficienza scolastica. Dopo un discreto inizio di stagione, giocando titolare quasi sempre nelle prime dieci gare, finisce nel dimenticatoio per mesi, senza un apparente motivo. Mancini lo riesuma giusto per fargli fare una bruttissima figura nell’orribile derby perso a gennaio per 3-0, prima di chiuderlo definitivamente in naftalina.
Da allora, le cose vanno sempre peggio. Nel corso dell’estate 2016 l’Inter lo vende al Napoli ed al West Ham, ma non passa le visite mediche e resta ancorato all’Inter per le stagioni successive.

Gli allenatori arrivati dopo Mancini non hanno trovato un miglior Santon, anzi. Le sue prestazioni peggiorano costantemente di anno in anno, con il solito lungo vuoto tra una partita e l’altra. E anche l’ultima esperienza nerazzurra, con Spalletti, non è stata diversa. Estratto a sorpresa nella sfida casalinga con l’Atalanta, dopo non aver giocato mesi, Santon aveva giocato una partita prudente ed ordinata. Da lì titolare, a discapito di Nagatomo, fino a metà dicembre, dove due suoi tragici errori costano la prima sconfitta stagionale, contro l’Udinese. Da allora verrà chiamato in causa pochissimo (e ci mancherebbe anche), e quando succederà contribuirà ad altra rabbia da parte dei tifosi interisti (ad esempio contro la Roma).

Ma pietra tombale sulla carriera nerazzurra di Santon è arriva ancora dopo. L’osceno ingresso in campo nello sciagurato finale di Inter-Juventus, che l’Inter conduceva in dieci contro quattordici, e nel giro di due minuti altre due magie al contrario rovivano una serata che poteva essere storica. Da quel momento, degli individui vergognosi sono tornati alla carica, e lo costringono di nuovo a chiudere gli account social, passando addirittura alle minacce personali. Anche io ero incazzatissimo dopo quella partita, e anche io ne avrei preteso la riscissione del contratto la sera stessa, ma le minacce per un evento sportivo sono una cosa inaccettabile a qualsiasi livello. Ad ogni modo, l’Inter ha perso moltissimi punti per averlo schierato (e anche noi ci siamo arrabiati con Spalletti per questo), ed era una logica conseguenza che in un modo o nell’altro sarebbe dovuto andare via.

Finisce alla Roma nell’accordo che porta Nainggolan in nerazzurro, ed è una liberazione per tutti noi. Con un piccolo e impercettibile retrogusto di dispiacere, per l’aver riposto tante speranze per tanti anni in un giocatore che, in fondo, ha giustificato poco le enormi attese nei suoi confronti.

Cosa non va in Santon? Qualcuno ha sempre sospettato problemi alla cartilagine del ginocchio, che gli ha provocato molti infortuni in carriera, altri sostengono che siano limiti tattici (nonchè tecnici) ad averne fermato l’ascesa. Probabilmente si tratta di un mix delle due, gli infortuni non gli hanno forse permesso di giocare abbastanza partite per maturare in giovane età, facendolo restare uguale allo stesso calciatore che era a 18 anni, senza mai maturare. Fatto sta che il potenziale astro nascente della nazionale azzurra, ad oggi, non è niente più e niente meno che un semplice e normalissimo terzino, senza infamie e senza lode come se ne vedono in tante squadre che lottano per non retrocedere.

Rilanciarsi in un ambiente come Roma non è cosa facile, ma tanti auguri a Davide per il prosieguo della sua carriera. Dispiace ammettere che per gli interisti i ricordi più positivi, di quando eri più giovane e di belle speranze, sono stati sorpassati e calpestati degli imperdonabili errori compiuti da calciatore adulto ma mai maturato. E dispiace aver sprecato così tante speranze.

 

Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.

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