Cosa sta cambiando nell’Inter di Pioli, e cosa ancora no

La partita tra Inter e Fiorentina conferma che i nerazzurri sono un po’ cambiati rispetto alla precedente gestione, ma che molte cose ancora sono immutate. Cos’è cambiato nell’Inter di Pioli? Rimettere in mezzo al campo Brozovic ha sicuramente portato una maggiore propensione del centrocampisti al tiro, e al gol, che in una squadra che segna poco come la nostra è l’acqua nel deserto. È cambiata la gestione del pallone, ora l’attitudine al possesso palla è nettamente ridimensionato. Analizzando i dati di Whoscored, notiamo come per Inter e Fioretina il possesso palla sia stato 45.4 % a 54.6% e palloni giocati siano stati 602 a 683, dati ancora più interessanti se si considera che per metà partita i viola hanno giocato in 10. In altre parole, l’Inter cerca di far giocare di più gli avversari, e sembra più puntare a delle veloci azioni di transizione dalla fase difensiva ad offensiva, come visto nel gol di Brozovic in Israele e in numero azioni contro la Fiorentina.

Non tutti questi cambiamenti sembrano portare frutti. Se si criticava l’Inter di de Boer per la sua difesa troppo alta (e a ragione), è difficile far passare sotto silenzio l’impressionante facilità con cui veniamo puniti in contropiede e, quel che è peggio, dai lanci lunghi, da 40 o più metri. Giocare con Brozovic alza molto il centrocampo, in qualche modo nel primo tempo Kondogbia ha retto l’urto viola, in quanto mediano, ma quando al suo posto è entrato Joao Mario, più mezzala, nella ripresa si è ballato molto di più, nonostante gli avversari in inferiorità numerica. Banega non serve in fase di ripiego, quindi ci si ritrova in una situazione bizzarra, con Brozovic che deve svolgere più ruoli e compiti per sopperire ai buchi, con conseguente perdita di lucidità (e di palloni). A riprova di queste difficoltà di filtro, nel finale di gara è necessario l’ingresso di Felipe Melo, nonostante la sua conclamata scarsezza di fama mondiale.

Come se non bastasse, la fase puramente difensiva non si è evoluta di una virgola, ma anzi sembra aver compiuto dei passi indietro. Se alla sua prima partita Pioli ha puntato tutto su Medel come difensore centrale, è evidente che lì in mezzo qualcosa non funziona. Non preoccupa solo Murillo, immaturo e distratto, ma anche Miranda, che dimostra ormai di non reggere le partite ogni tre giorni. Non mi pronuncio su Ranocchia, che reputo il difensore più scarso in tutta la rosa in senso assoluto, ma la sua prova è stata comunque sufficiente. Anche Handanovic continua a denunciare degli scricchiolii, non solo per il secondo gol della Fiorentina, ma anche per alcune respinte poco rassicuranti.

Le note liete arrivano dalla fase offensiva, in particolare sembra di vedere Candreva in lieve ripresa e Icardi sempre costante, così così Perisic, sempre importante ma che appare confuso e un po’ nervoso. Le azioni d’attacco sono diventate velocissime, molte addirittura di prima, e hanno portato ai primi venti minuti più belli da anni a questa parte. Peccato che le partite non durino venti minuti ma novanta. La squadra dà sempre la sensazione di crollare fisicamente e mentalmente nella ripresa, e resistere di inerzia per difendere il vantaggio. Restano quattro giornate fino alla pausa natalizia, e ci diranno molto su cosa questa Inter può diventare, sperando che l’altalena di risultati (e di prestanza) possa finalmente cessare.

Mikhail
Latest posts by Mikhail (see all)

About the Author

Mikhail
Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.

Be the first to comment on "Cosa sta cambiando nell’Inter di Pioli, e cosa ancora no"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*