Cosa è successo tra Icardi e la Curva Nord?

Con Inter-Spal aggiungiamo un altro capitolo alla lunga polemica tra la Curva Nord ed Icardi, proviamo a fare ordine. Siamo l’Inter, e anche quando le cose vanno bene siamo bravissimi a farci del male. La Curva Nord ha diffuso il solito volantino prepartita (l’Urlo della Nord), indicando vari regolamenti suggeriti al resto dello stadio. La fanzine della Nord (in parte leggibile qui) risulta abbastanza dura, e l’atteggiamento polemico stride con l’approccio propositivo dei nostri giocatori ad inizio campionato.

“Non si fanno cori per Icardi. Così come per nessun altro giocatore. Non meritano niente. Ne hanno di strada da fare ancora. Quando segna, Icardi o chiunque altro, segna l’Inter. Esultiamo per la maglia, non per questi mediocri uomini (ad essere generosi). Quando lo speaker annuncia la formazione, evitate di urlare il nome di quell’infame argentino.”

Parole fuori posto, e patetiche. L’astio della Curva Nord per il capitano parte, come tutti sappiamo, dallo stralcio dell’autobiografia che Icardi pubblicò lo scorso anno. Forse è bene ricordare le parole scritte, e poi cancellate, dal libro in questione:

“A ripresa iniziata, Mancini mi fa entrare e alla fine del secondo tempo, all’83°minuto faccio goal. Metto a segno l’unico nostro goal della partita, che finisce 3-1 in favore dei padroni di casa. Sono molto  amareggiato, anzi incazzato, perché ho giocato pochissimo”.

“I tifosi iniziano a urlare: ci chiamano sotto la curva. Trovo il coraggio di affrontarli, insieme a Guarìn. Mentre mi avvicino mi arrivano insulti e grida di ogni genere. Attaccato alla rete c’è un bambino che mi chiama: vuole la mia maglia. Per l’età che ha potrebbe essere mio figlio: mi tolgo la maglietta e i pantaloncini e glieli lancio, come regalo. È al settimo cielo e io sono contento di averlo visto felice”.

“Un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: “Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Credi di essere forte?”. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo”.

“Nessuno prima di me aveva mai trovato il coraggio di affrontare in modo così diretto la tifoseria, anzi i capi storici della tifoseria. Nello spogliatoio vengo acclamato come idolo”.

Quando le parole divennero pubbliche, la Curva non tardò a rispondere, fornendo la propria versione dei fatti, raccontando tra l’altro di minacce che Icardi pare abbia rivolto a qualcuno che lo insultava. In un mondo normale, un ragazzo di 23 anni non dovrebbe scrivere certe cose con tale leggerezza, e in generale non si scrive una biografia ad inizio carriera. È vero che il racconto di Icardi evidenzia quanto becera sia una parte del tifo organizzato, ma resta che ci sono modi e modi per fare ogni cosa. Fece rumore la mancanza di presenza da parte dell’Inter, che tramite le parole del sempre vigile Ausilio affermava con prontezza “Lo sto scoprendo adesso”. Alla fine Icardi ha pagato, com’è giusto che sia, e tutto s’è più o meno aggiustato, ma non con la Curva Nord, che non ha digerito l’umiliazione.

Icardi fu infantile a scrivere certe cose, ma ancora più infantile la Curva Nord a tenere il muso dopo oltre un anno, visto che è composta da persone mediamente il doppio più vecchie di Mauro. Poi, diciamocelo, di storiacce di curva come quelle di Sassuolo ne conosciamo tante, e una in più o in meno non fa differenza. Per fortuna, il resto dello stadio non ascolta gli ordini della Curva e, vivaddio, va a San Siro solo per l’Inter, e acclama e urla il nome di chi gli pare.

Vorremmo non scrivere più nulla sull’argomento, appellandoci alla maturità dei litiganti. L’Inter non ha proprio bisogno di queste cose, ed è bene che tutti lo capiscano al più presto. Da parte del capitano c’è speranza, vista la sobrietà della sua risposta su Instagram all’invito di “evitare di dire il nome”.

🔵⚫️⚽️ #MI9 #SanSiro

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Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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