Cosa ci è piaciuto e cosa no del 2020 dell’Inter

Achraf Hakimi of FC Internazionale celebrates after scoring the his goal during the Serie A match between FC Internazionale and Spezia Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on December 20, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Giuseppe Cottini/NurPhoto via Getty Images)

Manca poco alla fine di questo 2020 a dir poco strano. Fra la pandemia e la morte di personaggi illustri come Kobe Bryant, Maradona e Paolo Rossi sembra superfluo commentare un anno che non vediamo l’ora finisca. Superfluo può forse sembrare anche commentarlo parlando di Inter, ma dato che su Progetto Inter di questo parliamo, ci sembrava giusto salutare voi lettori con un bilancio di cosa è andato bene nell’universo nerazzurro e cosa invece no.

Il bicchiere mezzo vuoto

Togliamoci il pensiero e partiamo subito da qui. Se il 2019 si era concluso con l’Inter in vetta alla classifica insieme alla Juventus, il 2020 ci ha visto subito perdere gli scontri diretti con Lazio e Juventus. Ciò ha smorzato non poco le ambizioni scudetto e la sosta forzata causa coronavirus ha fatto il resto.

La finale con il Siviglia

E a proposito di traguardi importanti, ciò che pesa di più è il non aver portato a casa l’Europa League. Un campione del calibro di Eto’o disse che “le finali si giocano per vincerle”. Avrebbe voluto dire molto per una squadra che non solleva un trofeo dalla Coppa Italia 2011. Ancora di più per noi tifosi, che tanto abbiamo dovuto vedere e sopportare in questi anni.

L’Inter ha perso la finale con il Siviglia per demerito proprio e ciò ci porta a parlare dell’incapacità di cambiare lo spartito tattico durante la gara. Un altro fattore da inserire nel bicchiere mezzo vuoto di questo 2020.

Una squadra spesso prevedibile

Su questo punto è giusto fare una piccola precisazione: chi scrive non è un critico ostinato del mister, ma va riconosciuto che uno dei limiti di questa squadra è limitarsi a ripetere spesso un unico spartito.

Il 3-5-2 all’inizio aveva portato aggressività e sprazzi di bel gioco ma poi ha finito per trasformare l’Inter in una macchina tatticamente prevedibile e facilmente disinnescabile. Ne è dimostrazione l’inizio di questa stagione, quando il tentativo di cambiare qualcosa giocando più alti e aggressivi ha avuto come risultato un eccessivo numero di gol subiti.

Anche qui, una precisazione: l’Inter non ha avuto un periodo di pausa durante l’estate e gli esperimenti nel cambio di atteggiamento sono stati fatti in partite ufficiali. Cosa che ha influito non poco sui punti persi a inizio stagione. 

L’eliminazione dalla Champions

E veniamo quindi alle note dolenti di questa parte finale del 2020. L’Europa ci è stata indigesta non solo con la sconfitta contro il Siviglia. Se arrivare a un passo dal vincere un trofeo europeo può dirsi un’amara delusione, uscire dalla Champions da ultimi del girone è una delusione cocente. Con l’aggravante di non retrocedere nemmeno in Europa League.

È vero, l’Inter non partiva con l’obiettivo di vincere la Champions ma essere eliminati in un girone non irresistibile è stato qualcosa di non accettabile. Per un fattore economico, per un fattore sportivo e per un fattore di storia del club. 

Il caso Eriksen

Che l’Inter sia una squadra sul campo più provinciale che europea lo dimostra infine anche l’incapacità di trovare spazio al talento di Eriksen. La variante del 3-5-2 con il trequartista non ha dato i frutti sperati. Ci troviamo così a dover accettare che un giocatore del suo livello farà purtroppo le fortune di altri club. Dobbiamo solo sperare di non rimpiangere troppo la cosa. 

Il bicchiere mezzo pieno

I rimpianti si sa, passano dai risultati. Il bicchiere mezzo pieno lo leggiamo proprio da qui. Dai risultati della scorsa stagione, che sono i migliori dal post Triplete. Che sì, la dice lunga sul fatto che arrivare secondi sia da leggere (quasi) come una vittoria. Ma fa quantomeno ben sperare sul prossimo futuro (pazzia permettendo).

La fase offensiva e la Lu-La

L’attacco sembra essere l’ultimo dei problemi. L’Inter ha segnato 108 gol, eguagliando il suo record di reti segnate in un singolo anno solare in tutte le competizioni dal 1929/30, stabilito anche nel 1961 e nel 2007. 50 di questi arrivano dalla Lu-La: 35 con Lukaku e 15 con Lautaro. Curioso che il terzo marcatore sia D’Ambrosio con 7 reti: non certo un titolare fisso, ma sempre presente quando chiamato in causa. Il colpo di testa sul secondo palo è un marchio di fabbrica ormai ben rodato.

Molte sono le armi a disposizione di Conte. Fra tutte gli assist di Sanchez (10 nel 2020) e la freschezza di Hakimi. Quest’ultimo un acquisto pesante: un giocatore veloce che mancava nella batteria di esterni.

Il carattere e le rimonte

Dal punto di vista del gioco si potrebbe dire molto, non però sul carattere. Il derby vinto 4 a 2 nella scorsa stagione ne è forse l’emblema. A cui aggiungiamo che in questa stagione l’Inter è la squadra con più punti recuperati da situazione di svantaggio (10). Tutti ricordiamo le vittorie con Fiorentina, Torino e Cagliari e il pareggio acciuffato con il Parma. Il rimpianto è per la partita di andata a Madrid: recuperare due gol al Real non è cosa da tutti i giorni e portare a casa punti era obbligatorio. Chissà, magari il girone avrebbe preso tutta un’altra piega.

Il rendimento di Lukaku, Bastoni e Barella

L’impatto di Conte è stato devastante su alcuni giocatori. Se su Lukaku è inutile spendere parole (i gol e il gioco per la squadra parlano da sé), vale la pena farlo per Barella e Bastoni.

Il cagliaritano è un jolly a centrocampo ma soprattutto un motorino che abbina qualità alla corsa. Andrà certamente dosato, ma la sua presenza è ormai fondamentale nel centrocampo nerazzurro. Il briscola Bastoni è forse la nota più bella perché quella più inaspettata. La personalità non gli manca, così come la capacità di giocare a tre e a quattro in difesa (vedi Nazionale) e un sinistro che dà fluidità alla manovra partendo da dietro. Non a caso Bastoni è il giocatore con più passaggi completati (2280) e Barella quello che ha vinto più contrasti (80). Qui trovate tutti i numeri sul rendimento dei giocatori nerazzurri.

I tre punti sporchi

Da tifoso vorrei vedere l’Inter vincere tutte le partite, possibilmente 3 a 0 con calcio champagne. Purtroppo però non è possibile e sì, le sette vittorie di fila con cui l’Inter ha concluso il 2020 non sono state sempre pulite. Ma portare a casa i cosiddetti tre punti sporchi quando non si gioca bene o si è in riserva di energie è una dote imprescindibile per chi ambisce a vincere. Le vittorie con Napoli, Spezia e Verona sono l’esempio perfetto. Inutile dire che in passato i punti persi in classifica sono spesso e volentieri passati da quest’aspetto. Migliorarlo è lo snodo chiave per rimanere lassù.

Ci sarebbe molto altro da dire, su questo 2020. Ma lo teniamo in fresco con la speranza sia utile a parlare di un 2021 più vittorioso. Per ora ci fermiamo qui, augurando a tutti voi tifosi nerazzurri un felice anno nuovo.

#amala

giulma
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giulma
Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.