La Coppa Italia non è un premio di consolazione

L’Inter conquista la sua ottava Coppa Italia, battendo la Juventus in una finale epica. Avanti subito, rimontati, e poi di nuovo avanti quando le cose sembravano compromesse. Un classico intramontabile, a coronamento di un percorso notevole. Difficile dimenticare il derby con il Milan in semifinale, e prima ancora la Roma. Ma il percorso di questa Coppa Italia era iniziato al 92′ contro l’Empoli, al primo turno: con la rovesciata eroica di Andrea Ranocchia. Un gol leggendario, in pieno recupero, quando eramo quasi certi di essere già fuori. Anche lì eravamo andati in vantaggio, finto di amministrare per poi andare sotto, e recuperare nel finale.

Ecco, penso che questa Coppa Italia sia una perfetta sintesi della nostra incostanza ed imprevedibilità. Far sembrare le cose facili non ci è mai piaciuto. La via di mezzo, per noi, non è mai esistita. Anche se questa Coppa Italia non è un trofeo del valore di uno scudetto o di una coppa europea, ha più valore di molte delle altre sette in bacheca. E non solo perchè non la vincevamo da undici anni. Premia un’Inter che, anche se ridimensionata rispetto alla corazzata vista l’anno scorso, è riuscita ad essere ancora competitiva. Grazie soprattutto alla forza di volontà, ed alla guida tecnica. Un trofeo meritato, che in parte addolcisce questo finale di stagione. Perchè ok va bene tutto ma, per carità, non chiamiamolo premio di consolazione, come quelcuno vorrebbe farci credere.

Forse anche Chiellini. Nelle sue parole dopo la partita, dopo averci i complimenti, si è affrettato a ricordarci che nemmeno il Milan, che è in testa, è più forte di noi. Già, proprio quel Milan contro cui non abbiamo mai vinto in campionato, anche quando lo meritavamo. Lo sapevamo già. Sembrava non vedesse l’ora di dirci che avevamo buttato uno scudetto già vinto. “Esultate, sìsì esultate, tanto vi siete fatti soffiare lo scudetto da una squadra più scarsa di voi”.

Magari non c’era l’intento malizioso, ma poco cambia. La nostra testa è andata a tutti quei piccoli punti persi per strada. Agli errori di Inzaghi in poche, ma purtroppo decisive, partite. Ad una certa miopia societaria, a mio avviso molto più grave, che ha speso male quanto aveva a disposizione, complicando non poco il lavoro di Inzaghi. Sbagliare 3-4 partite su 38 rientra nella logica delle cose, si mette in conto. Sbagliare clamorosamente il mercato sia in estate che a gennaio, secondo me è ingiustificabile.

Ancora una volta il mio precedente post è stato smentito dai fatti. Anche se in realtà avevo indicato come Bologna e Udinese le sfide più pericolose (non che ci volesse un mago…), non potevo immaginare una gara storta come quella di Bologna. E chi poteva immaginare tutti quei gol sbagliati ed un autogol così leggendario? Cadere nella la frenesia generata era quasi automatico, ma perdere subendo un solo tiro in porta è impossibile da mandare giù. Resta da capire quanto questa Inter sia andata oltre le aspettative, pagando ad un prezzo troppo caro il calo fisico di febbraio, e quanto abbia davvero sprecato l’occasione. Forse non lo sapremo mai.

Dall’altra parte c’è un Milan trascinato clamorosamente dai singoli. Niente di cui vergognarsi. Magnain si è rivelato un portiere di livello internazionale, acquistato per poco e che ha portato più punti di quanto Handanovic ne abbia portati negli ultimi tre anni. Giusto riconoscerlo. Leao, con tutta l’anarchia che può avere, dimostra ancora una volta quanto in Italia la potenza fisica faccia la differenza. Questo dovrebbe far riflettere alcuni puristi, che l’anno scorso si lamentavano del Lukaku ciampicone. Che non serviva per essere competivi. Già, lo abbiamo visto. Lukaku e Leao sono due giocatori diversi, forse nessuno dei due brilla per lucidità sottoporta, ma entrambi sapevano creare quel qualcosa in più per gli altri compagni. Difficile sostituirlo con un ex giocatore di grande impegno, e far credere che vada tutto bene così.

Il Milan ha sfruttando al massimo gli episodi favorevoli che le sono capitati nei momenti di difficoltà. Solo nelle ultime settimane l’affair Acerbi ed il mezzo fallo di Tonali, l’assist di Terracciano, e l’assurdo cambio gioco di Caprari a pochi secondi dall’intervallo di un Verona-Milan in quel momento difficile. Anche qui niente di cui vergognarsi. Anche al Milan alcune cose sono andate storte in stagione, soprattutto in infermeria, e hanno saputo reagire bene.

Bisogna ammettere che questo filotto era inaspettato, anche se le avversarie avevano poco da chiedere al campionato. Pensavo che sia Inter che Milan avrebbero perso più punti per strada in questo rush finale, invece è stato un quasi filotto per entrambe. Impensabile che negli ultimi 180 minuti il Milan possa perdere contro questa Atalanta, o questo Sassuolo, o pareggiarle entrambe, ma finchè manca la matematica giusto crederci un pochino.

Chiaro che l’atmosfera è un po’ negativa, ma la vittoria della Coppa Italia non può essere snobbata. Soprattutto se pensate a cosa sarebbe successo restando a mani vuote del tutto, e un po’ tutti lo temevamo. E la forte reazione nervosa della squadra ha smentito il nostro scetticismo. Quando si guarderà indietro a questa stagione si potrà dire che, alla fine dei conti, quell’anno c’eravamo anche noi, e anche con tutte le cadute siamo rimasti competitivi fino all’ultimo minuto. Quando qualcosa la vinci, vuol dire che non è stato proprio tutto da buttare.

E poi scusate, volete mettere due trofei vinti contro la Juventus ai supplementari in pochi mesi? Potremo dire “Te lo ricordi l’eurogol di Barella?”, e qualcun altro ci risponderà “Certo, ma che dire del capolavoro di Perisic? Sembrava che il condominio crollasse!”. E di sicuro qualcun altro obietterà che quello di Sanchez al 120′ aveva un sapore particolare.

Non so dire se questi ricordi salvino una stagione, è una valutazione molto personale, e abbiamo tutta l’estate per discuterne, ma è di sicuro la Coppa Italia è un trofeo importante, e va festeggiato come si deve. Alle altre valutazione ci penseremo tra due settimane.

Mikhail

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Mikhail
Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.