Cinque motivi per sostenere de Boer

Frank de Boer è approdato ad Appiano Gentile da meno di 60 giorni, con il compito di sostituire un Roberto Mancini oramai demotivato e in aperto conflitto con la nuova proprietà. Chi scrive non avrebbe mai valutato il nome dell’olandese per la successione della guida tecnica nerazzurra, anzi, ma una volta che ciò si è verificato non resta altro che mettere da parte i propri dubbi su un allenatore che non si conosce, ed aspettare. La partenza dell’Inter in questo campionato non è stata entusiasmante (11 punti in sette gare), al netto anche del successo contro i più odiati rivali. I punti persi per strada contro le piccole lasciano intuire che c’è molto da fare affinché il gruppo acquisisca la continuità di cui ha bisogno per raggiungere l’obiettivo stagionale, il gradino più basso del podio. A tutto questo si deve aggiungere il peggior inizio possibile in Europa League, aver trasformato un girone sulla carta più che alla portata dell’Inter in un campo minato dove per riuscire a passare il turno, e scongiurare una figuraccia storica, si dovrà fare risultato con gli inglesi del Southampton. Eppure, a fronte di queste premesse tutt’altro che esaltanti, prima di dare il via alle sommosse popolari affinché la dirigenza dia il benservito al tecnico come accadde due anni fa con Mazzarri, vale la pena riflettere su alcune ragioni a favore del tecnico:

1) Il Tempo. Sembra un mantra, una scusa che ripetono a pappagallo i tanti avvocati che il tecnico non sa di avere tra i tifosi nerazzurri, che si risolve nella frase “diamogli tempo, è appena arrivato”. È vero però, di tempo per conoscere la squadra prima che cominciasse il campionato ne ha avuto molto poco, dopo solo qualche allenamento col gruppo ha già dovuto affrontare la prima partita ufficiale, in altre parole per farsi un’idea di giocatori che non conosceva è dovuto ricorrere a fare esperimenti tortuosi in partite che contavano (difesa a tre contro il Chievo, formazioni scriteriate in EL e non solo per colpa degli esclusi), e se questa può sembrare una colpa, è anche una spiegazione più che plausibile a certe scelte erronee. Sia chiaro, gli errori li commettono tutti, anche gli allenatori che conoscono l’organico della propria squadra da anni, ma non si può certo dire che la tempistica con cui la dirigenza abbia chiamato l’olandese, sia stata perfetta.

2) Il Mercato. È buona regola per pianificare una stagione scegliere l’allenatore, e poi valutare le mosse di mercato assieme a lui. Quest’estate l’Inter ha fatto l’esatto contrario, ha temporeggiato per mesi regalandoci un teatrino inutile, con Mancini e Thohir protagonisti. Se da una parte si assisteva ai piagnistei del primo per avere Yaya Touré (giovanotto non più di primo pelo), dall’altra la dirigenza anziché chiudere i rapporti con un allenatore sempre più demotivato e polemico aveva scelto il non-interventismo. Ha acquistato Candreva per placare la collera del tecnico, ma questi non ne ha voluto sapere di prendere parte a un mercato in cui non poteva incidere direttamente, e pur comprendendo le ragioni tecniche del mister (“la squadra la alleno io, i giocatori li scelgo io”), il suo atteggiamento arrogante aveva un po’ frantumato gli zebedei, anche a chi non era direttamente coinvolto nella faccenda, come i tifosi. De Boer quindi si è trovato con poco tempo a disposizione per preparare una stagione, guidando una squadra composta da elementi che ha ereditato e non scelto. A tutto questo si aggiunge che il mercato per colmare le lacune della rosa più gravi (le riserve ridicole, di cui abbiamo parlato molte volte), non è stato fatto, e non certo per colpa dell’olandese, che per l’appunto era l’ultimo arrivato.

3) Il Coraggio. Argomento molto controverso questo, spesse volte vengono ritenuti coraggiosi allenatori che per le stesse ragioni si potrebbero definire incoscienti, e viceversa. L’olandese però merita la fama di coraggioso, e non solo per l’atteggiamento spregiudicato che ha trasmesso alla squadra in campo, ma anche per il modo di affrontare di petto certe situazioni. La sostituzione di Kondogbia dopo meno di mezz’ora contro il Bologna ne è una prova. L’aver messo ai margini della rosa Brozovic a causa delle sue prestazioni scandalose e della sua indolenza, anche. A tutto questo si aggiungono modi di fare che possono anche non piacere, come l’aver criticato duramente i due giocatori in conferenza stampa (il francese reo di non ascoltare i consigli, il croato invece per i suoi comportamenti extra-calcistici), e se è vero che i panni sporchi è meglio non lavarli in pubblico, è altrettanto vero che l’inflessibilità mostrata verso i due centrocampisti (e non solo loro) merita un plauso. Si potrebbe inserire nella categoria “coraggio” l’utilizzo dei giovani Miangue e Gnoukouri. Ma questo in realtà, oltre ad essere frutto della filosofia calcistica del tecnico, è anche dovuto agli enormi buchi di reparto, non a caso l’impiego della gioventù nerazzurra è avvenuto proprio nei settori più carenti, vale a dire difesa e centrocampo.

4) Il Gioco. Parola a volte dal significato ambiguo, solitamente si usa dire che una squadra ha o non ha gioco a seconda dei propri gusti, o al proprio modo di intendere il calcio. L’Inter quest’anno sta attuando un gioco di certo aggressivo, difesa alta (a proprio rischio e pericolo), pressing forsennato, utilizzando uno schieramento a trazione anteriore, malgrado l’impiego di un’unica punta. A prescindere da come la si pensi sul tipo di idea di calcio proposta dall’olandese, è innegabile che l’Inter abbia affrontato i primi due big match della stagione senza alcun timore dell’avversario, ed era una cosa alla quale da un bel po’ non eravamo abituati. Il gioco però, sia che esso possa risultare gradevole o disgustoso, affinché possa essere apprezzato, ha bisogno dei risultati, e quando questi non arrivano, le buone intenzioni non bastano. Ai complimenti fatti dalla stampa sportiva per l’organizzazione imposta dalla squadra da de Boer abituiamoci, quegli stessi giornalisti che oggi ne elogiano l’armonia saranno gli stessi che tacceranno di dogmatismo e ottusità il tecnico, qualora non dovesse centrare gli obiettivi.

5) La Stabilità. È la ragione più semplice ma al tempo stesso più importante di tutte le altre. All’Inter in questo momento serve proprio la stabilità, non certo una giravolta di allenatori, che è bene ricordare raramente è servita a migliorare le cose, semmai a peggiorarle. De Boer va fatto provare, con la massima tranquillità possibile e messo nelle condizioni di poter attuare le sue idee, magari dandogli la possibilità di incidere nel mercato di riparazione. Se poi i risultati non dovessero arrivare al termine della stagione, si tireranno le somme.

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Alessandro

L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.
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L'esistenza del calcio è di per sé un male, l'esistenza dell'Inter rende questo male sopportabile. Portiere a tempo perso, devoto a Gianluca Pagliuca e Julio Cesar, interista da prima di imparare a leggere. Trascorro intere notti a domandarmi come l'Inter abbia potuto spendere dei soldi per Ricky Alvarez.

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