Ciao Frank, grazie di tutto

Foto LaPresse/Mauro Locatelli 23/10/2016 Bergamo (Italia) Sport Calcio Atalanta vs Inter- Campionato italiano di calcio Serie A TIM 2016/2017 - Stadio "Atleti Azzurri d'Italia" Nella foto: De Boer deluso a fine partita Photo LaPresse/Mauro Locatelli October 23, 2016 Bergamo (Italy) Sport Soccer Atalanta vs Inter - Italian Football Championship League A TIM 2016/2017 - "Atleti Azzurri d'Italia" Stadium  In the pic: De Boer

Di Frank de Boer abbiamo parlato molte volte durante i suoi 84 giorni da allenatore dell’Inter. Lo abbiamo difeso dopo la batosta alla prima di campionato, lo abbiamo elogiato ma con moderazione dopo la vittoria sulla Juventus, abbiamo riconosciuto tra i primi i limiti enormi della rosa, nelle prime due sconfitte di Europa League (qui e qui), abbiamo riconosciuto i frutti del suo lavoro contro il Bologna, abbiamo offerto cinque motivi per cui puntare su di lui, e lo abbiamo anche criticato costruttivamente dopo Bergamo (riconoscendo come la società lo avesse già abbandonato) e Genova.

E cosa possiamo dire di più? Abbiamo già detto tutto. Chi di voi ci legge e ci conosce lo sa, e sa anche che siamo coerenti e riscriveremmo ogni singola riga, allo stesso modo.

Frank de Boer non era l’uomo giusto per allenare l’Inter? Può anche essere. Gli è stata data la possibilità di dimostrare se era o meno l’uomo giusto? Nemmeno per sogno.

La dirigenza ha trattato de Boer come un povero fesso fin da subito. Scelto quasi per caso, come se la sua storia o il suo carisma comunque non interessassero, a tempo scaduto e senza il tempo nemmeno di sedersi sulla panchina. Senza poter fare mercato, senza fare la preparazione atletica e con qualche settimana per imparare la lingua, cosa cui teneva particolarmente. La società non ha badato a garantirgli il minimo delle condizioni necessarie, preoccupandosi invece di coccolare quei nullafacenti dei nostri giocatori, che ormai danno l’impressione che non correrebbero nemmeno inseguiti dai cani del signor Burns.

Una società gestita da alcuni figuri ormai impresentabili, a iniziare da Ausilio, il DS dal volto umano, che conferma gli allenatori in pubblico (come fece anche con Mazzarri, il giorno prima dell’esonero). Ormai siamo abbastanza consumati dalle buffonate di Ausilio e dalla sua perfetta gestione del calciomercato, ma perchè non ha il coraggio di dimettersi? E soprattutto perchè nessuno lo caccia? E poi qualcuno può spiegarci il ruolo di Zanetti? Poi vabè, fino a sabato Micheal Bolingbroke ha detto all’Assemblea degli azionisti di credere allo Scudetto, quindi tutto sommato siamo a posto così.

Le decisioni vengono ancora prese da Thohir e qualche suo compagno di giochi, nonostante sia socio di minoranza, e perchè mai? Ma la cosa più divertente è che non si capisce chi decida. L’Inter ha esonerato Frank de Boer senza avere nessun sostituto pronto, con una lotta interna tra Suning che vorrebbe uno straniero e il trio Ausilio-Gardini-Zanetti che vorrebbero un italiano. Ma voler dire ai giocatori, i vari Eder, Brozovic, Kondogbia e chi più ne ha più ne metta, di impegnarsi e rispettare l’allenatore, che sennò sarebbero multati a morte? Questo non ce la facciamo, è un po’ scomodo. Certo, oggi il trio ha avuto un durissimo faccia a faccia con i giocatori, certo, dopo averli accontentati. Il mister, proprio domenica sera, ha usato più parole nerazzurre, di quanto questi soggetti abbiano fatto in più stagioni:

Bisogna giocare sempre al 100%. Non sono io a giocare, sono loro a giocare. Devono guardarsi allo specchio. Alcuni non hanno dato il 100% nel primo tempo, i giocatori non devono accettare questo, questo è un lavoro, un fantastico lavoro, è una questione di orgoglio, devono essere orgogliosi di giocare per l’Inter e devono dimostrarlo ogni giorno, in partita, in allenamento e contro ogni squadra.

Ma alla fine mandare via il mister è la soluzione più semplice. E adesso andiamo in Inghilterra, una bella gita con accompagnatore il povero Vecchi, capace allenatore della vincente primavera nerazzurra, che fino a domenica sarà il badante di questi arroganti cialtroni e scappati di casa. Andiamo a giocarci la permanenza in Europa League con la squadra in disarmo, senza nessun mordente o stimolo, proprio come si fece mandando via Cuper nel 2003, e Verdelli a guidare la disfatta in terra moscovita, 3-0 e porta a casa. Tanto ormai restano le briciole, quasi i detriti, di una stagione nata malissimo e che, se non si aggiusta qualche ingranaggio interno, rischia di finire davvero molto peggio. Solo Suning, con la propria potenza economica, potrebbe imporre soluzioni manageriali serie, ma temo ci vorrà molto tempo.

Grazie Frank, hai tolto ogni alibi a questi manager dilettanti e a questi mezzi calciatori, palesando a tutti l’incredibile incapacità che alberga dentro l’Inter. Grazie anche per la pazienza mostrata di fronte alle telecamere e ai giornalisti italiani, scarti d’avanspettacolo come Fabio Caressa o ammirati semianalfabeti come Gianluca Vialli, o stregoni di dubbia provenienza come Ivan Zazzaroni, e tutto il bestiario televisivo italiano. Che ci faceva un signore come te, attorno a personaggi come questi, proprio non lo si capiva. E infatti è durato poco.  Il mio più grande rammarico è non averti visto lavorare con la libertà che avresti meritato. Ti ringraziamo inoltre per la vittoria contro la Juventus, una delle migliori partite del post triplete in assoluto, e per il sincero e commovente addio che ci hai regalato su Instagram. Grazie davvero, ti auguriamo di cuore di vincere dovunque andrai.

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Mikhail

Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.
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Amante del cinema, cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Sognatore e innamorato dei calciatori più o meno falliti, spera che Suning e Spalletti riescano a raddrizzare la baracca. E magari sarebbe bello vedere Ausilio fuori dalle scatole.

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