Chiarezza di intenti

Il risveglio è di quelli già visti. Il giorno dopo di Inter-Lazio di Coppa Italia ricorda quello di Inter-PSV di Champions League. Tra l’altro nemmeno troppo lontano. Se oggi ci svegliamo con la consapevolezza di aver buttato via una delle due possibilità di vincere un trofeo (vedremo cosa ci riserverà il cammino in Europa League), lo scorso 12 dicembre ci svegliavamo con la consapevolezza di aver sprecato la possibilità di andare avanti nell’Europa che conta. Un cammino europeo inaugurato da un inizio promettente che aveva fatto sperare noi tifosi in una stagione di soddisfazioni.

Il destino è beffardo, soprattutto con l’universo interista, e a dare un bel colpo alla nostra stagione ci ha pensato quella Lazio che avevamo fatto piangere nell’aut aut dell’ultima giornata di campionato dello scorso anno. Ieri come allora la partita non è stata banale, tanto da risolversi solo ai calci di rigore. Il penalty al 120′ di Icardi sembrava poter essere la giusta spinta per una vittoria che sarebbe servita, soprattutto, per il morale e le motivazioni di un gruppo oggi in balia di egoismi e interessi personali.

La lotteria dei rigori ha invece certificato il momento no della nostra Inter. Gli errori di Lautaro e Nainggolan sono lo specchio di una squadra che non ha ancora il carattere giusto. Questa non è necessariamente una colpa, sia chiaro. Ma è per forza di cose motivo di domande inevitabili, riconducibili al titolo di questo post: verso dove stiamo navigando?

La scelta di Spalletti è stata, un anno e mezzo fa, il primo tassello di un percorso di crescita societario, oltre che sportivo. Il mister ha risposto, al primo anno, con la qualificazione in Champions dopo un mercato decisamente sotto le aspettative. Oggi questa scelta sembra venire un po’ meno. Almeno, a questo fa pensare la presenza di Antonio Conte nei pressi della sede nerazzurra.

L’arrivo di Marotta nella dirigenza nerazzurra potrebbe portare a un cambio di panchina a fine stagione. È ancora presto per valutare il suo operato come a.d. dell’area sportiva, ma le dichiarazioni su Perisic hanno messo seriamente in difficoltà il mister, trovatosi con le spalle al muro e fra due fuochi. Il comportamento del croato è inaccettabile, così come il continuo clamore mediatico provocato dalle questioni contrattuali di Icardi e i capricci di un giocatore esperto come Miranda. Tutte situazioni che non creano un ambiente sereno nello spogliatoio.

Ieri allo stadio si respirava un clima di insofferenza fra i tifosi. Quei tifosi che a San Siro ci vanno col freddo, che ogni volta sperano che quella partita possa essere quella della svolta e che poi sono costretti a vedere in campo uno spettacolo a dir poco frustrante. Nonostante le alte esigenze del tifoso interista medio, l’amore verso questi colori è sempre stato cristallino e una eliminazione dalla Coppa Italia non toglierà il sonno a nessuno. Ma adesso è arrivato il momento di risposte concrete da chi questi colori li dovrebbe rappresentare. 

Da parte dei giocatori, dei loro procuratori, della società. C’è bisogno di fare quadrato intorno al mister e remare tutti verso la stessa parte. Questa stagione non è finita e ci sono ancora obiettivi importanti da raggiungere. C’è bisogno, e siamo stufi di ribadirlo, di chiarezza di intenti.

giulma

Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.
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