Caro Ronnie, c’eravamo tanto amati…

Ronaldo

Se avete visto Tre uomini e una gamba di Aldo Giovanni e Giacomo, ricorderete sicuramente la scena in cui Giacomo, in ospedale per una colica renale, esce dalla stanza per andare al bagno con indosso la maglietta numero 21 di Sforza – centrocampista svizzero classe 1970 transitato per le file nerazzurre nella stagione 1996-1997 con 26 presenze e un gol. Alla domanda di Giovanni se fosse il caso di andare a dormire con la maglietta di Sforza – che tra l’altro di nome fa Ciriaco – Aldo risponde prontamente: E quella di Ronaldo era finita!”.

Era il 1997, Aldo Giovanni e Giacomo esordivano al cinema e Ronaldo arrivava all’Inter dal Barcellona mandando in visibilio Moratti e tutto il mondo interista, con i tifosi pronti a scannarsi a vicenda per accaparrarsi le magliette del Fenomeno. E come dargli torto, a Milano arrivava uno che avrebbe vinto due volte il Pallone d’Oro.

Inutile dire che di lì a poco il sottoscritto sarebbe rimasto folgorato davanti ad un doppio passo di quell’attaccante brasiliano dalla testa rasata e coi dentoni. La decisione di fare, all’età di otto anni, dell’Inter la squadra del proprio cuore e dei colori nerazzurri una seconda pelle fu qualcosa di immediato. Ronaldo è sempre stato l’emblema dell’essere interista: classe, genialità e fantasia incantavano e facevano sognare i tifosi, con quei due colori, il blu e il nero, che brillavano su quella maglia numero 10 poi diventata numero 9. Ma l’essere interista vuol dire anche soffrire parecchio: due infortuni al ginocchio, lo scudetto del ’98 perso dopo lo scandaloso rigore negato contro la Juve, il suicidio sportivo del 5 maggio. Le lacrime di Ronaldo sono nella mente di tutti. 

Lacrime sincere, che testimoniavano un attaccamento viscerale all’Inter. E allora, a distanza di anni, rimane ancora e ancora una domanda: perché Ronnie? Perché te ne sei andato al Milan in quel gennaio 2007? Ma soprattutto, perché hai fatto gol in quel derby, tra l’altro, esultando in quel modo disgustoso? Domande che ancora mi faccio, anzi, ci facciamo, e alle quali non troveremo mai una risposta. Perché che Ronaldo amasse l’Inter è fuori discussione.

Le dichiarazioni del post Inter vs Sampdoria, al quale il Fenomeno ha assistito assieme a Mourinho, hanno dato nuovo slancio alla vicenda, soprattutto dopo i fischi e lo striscione della Curva Nord contro il brasiliano: “Sono andato in giro per Milano per quattro giorni e non ho fatto altro che foto e autografi, non sa quanta gente mi ha fermato con affetto. Quelli che mi hanno insultato sabato sera per me sono una minoranza. E comunque non posso avercela più di tanto con chi non sa la verità, o ha fatto finta di non capirla. Io nel 2007 volevo tornare all’Inter e a Branca lo dissi chiaramente. Lui disse che doveva parlare con Moratti, mi tennero in ballo più di una settimana perché il mio ritorno dipendeva dalla partenza di Adriano. E alla fine scelsero Adriano“. 

Ronaldo a San Siro per Inter vs Sampdoria

Ronaldo a San Siro durante Inter vs Samp al fianco di Thohir

Quindi, nel 2007 Ronnie voleva tornare ma Branca e Moratti gli preferirono Adriano: “A Madrid non potevo più stare, Milano l’ho sempre avuta, e continuo ad averla, nel cuore: mi piace troppo, mi piace tutto. E soprattutto: il Milan mi cercò con tutte le forze e il no dell’Inter mi ferì. Come quello di cinque anni prima, quando poi andai a Madrid. Perché io a certe condizioni sarei rimasto anche allora, si sa”.

Insomma, è un po’ come dire: “Ti ho chiesto di tornare insieme, mi hai detto di no, e allora mi metto con il tuo peggior nemico”. Già, perché il triangolo fra Ronaldo, l’Inter e il Milan sembra tanto quello fra due ex fidanzati ancora innamorati e il terzo incomodo. Perché diciamocelo, Ronaldo il Milan non se lo è mai calcolato più di tanto e adesso probabilmente se ne è anche pentito. Forse. Andare al Milan è stata diciamo una consolazione e una vendetta nella quale in fin dei conti sono rimasti feriti i tifosi interisti e lo stesso Ronaldo. Perché da una parte se una tifoseria ti fischia e ti insulta è perché ancora ti vuole bene e non riesce ad accettare il dolore che le hai causato, e se dall’altra torni a San Siro consapevole di essere fischiato e insultato è perché anche un insulto e dei fischi sono una forma di attenzione della quale ti accontenti. Altrimenti ci sarebbe semplice indifferenza, da parte di entrambi.

Personalmente non riesco ancora a perdonare Ronaldo per aver indossato quella maglia, figuriamoci se potrò mai perdonarlo per aver esultato in quel modo in quel derby. Ma so che non potrò mai essere indifferente nei suoi confronti, perché amare Ronaldo ha voluto dire amare l’Inter e amare il calcio. Preferisco pensare ancora a Ronaldo per quel doppio passo nella finale di Coppa Uefa di Parigi contro la Lazio, con Marchegiani messo a sedere e il 3 a 0 spinto comodamente in rete, o per quel delizioso esterno destro in pallonetto su Sebastiano Rossi in un derby vinto 3 a 0. O ancora alle sue braccia aperte nella sua esultanza da brasiliano felice con un pallone fra i piedi.

In fin dei conti succede di amare anche dopo un tradimento, se non addirittura di più. Solo non ci piace ammetterlo.

 

giulma
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giulma
Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.

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