Brozovic, gli esperimenti difensivi e la nebbia milanese

Domenica sera, verso le 20.30, ero appena arrivato a Milano, dove vivo da ormai un annetto. Non avevo fatto in tempo a mettere piede fuori dal treno che già una nebbia galoppante mi era venuta addosso, dandomi il benvenuto. Istintivamente mi è venuto in mente questo pensiero, durato solo il tempo di un lampo improvviso: “Minchia, stasera a San Siro se la godono proprio la partita”.

DIFESA FANTASIA

Il tempo di arrivare a casa e accendere Sky Go e l’andazzo mi era stato subito chiaro: se dagli spalti i tifosi faticavano a vedere lo svolgimento della gara, i giocatori in casacca nerazzurra erano altrettanto in difficoltà in termini di lucidità e idee. Certo, la formazione con la quale siamo scesi in campo domenica sera non era delle più chiare già dalla definizione del modulo: c’è chi vedeva nelle scelte di mister di Pioli un classico 4-4-2 parecchio offensivo con Eder e Candreva larghi a supporto del duo Palacio-Icardi e chi invece un 3-4-3 con D’Ambrosio centrale insieme a Miranda e Murillo e Nagatomo largo a sinistra in un centrocampo a quattro.

Per analizzare quanto accaduto in Inter-Genoa partiamo proprio da qui, dalla difesa. Sì, perché Pioli ha probabilmente visto nella difesa a tre – o meglio, in una difesa ibrida fra quella a tre e quella a quattro – la strada verso una maggiore stabilità difensiva. Inutile ribadire la premessa delle decine di gol presi fin qui in stagione, e della necessità di maggior equilibrio difensivo per evitare di perdere partite su partite. Certo è che la rosa attuale non ci permette di stare sereni là dietro, e le scorribande dei giocatori del Genoa nella nebbia milanese ci hanno fatto più volte saltare il cuore in gola. E probabilmente solo il karma sa perché abbiamo concluso la partita con la porta inviolata (grazie anche all’imprecisione offensiva del Grifone).

IL DECLINO DEL TRENZA

Il mistero di domenica sera non consiste però solo nella nebbiosa assenza di idee e nella scelta del modulo, quanto anche nella decisione di schierare Palacio titolare. La partita di Europa League non aveva dato segnali incoraggianti per il Trenza, al quale siamo tutti affezionati per il sacrificio messo in campo in questi anni, ma del quale dobbiamo purtroppo constatare il progressivo declino, quantomeno in una realtà come l’Inter.

IL RITORNO DI EPIC BROZO

La confusione offensiva vista contro il Genoa è stata però compensata dal ritorno di Marcelo Brozovic in versione Epic. Dopo i gol contro Hapoel e Fiorentina, Brozo è tornato ad essere finalmente il giocatore epico in grado di fare la differenza a centrocampo facendo da raccordo con l’attacco. E pensare che a inizio stagione il croato era fuori rosa per i malintesi con Frank de Boer, con il serio rischio di vederlo sul mercato a gennaio, magari in procinto di vestire quel bianconero che tanto gli starebbe male. Centrocampo nel quale è risultato decisivo finalmente anche Joao Mario, decisamente più incisivo con verticalizzazioni e gestione del pallone (anche se il pallone sparato in curva contro la Fiorentina grida ancora vendetta…).

IL MISTERO GABIGOL

Dopo la vittoria contro il Genoa del Cholito Simeone (a proposito, parecchia grinta il ragazzo! Proprio come il nostro mister, ehm no, volevo dire, come suo padre), la classifica continua a piangere, con un distacco di 7 punti dall’Europa League e di 8 dai cugini rossoneri, attualmente al terzo posto. Segno che ancora la nebbia non si è completamente dipanata e che c’è molto da lavorare, con l’obiettivo di risolvere pian piano problematiche e misteri, come ad esempio quello di Gabigol. Ma per quello avremo risposte a breve. Forse…

giulma
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Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.

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