Bastano 5 minuti di pura follia

Sono bastati 5 minuti di follia in Inter-Milan per sconvolgere un campionato. In questa stagione il Milan ha giocato due derby sperando di perdere con un passivo onorevole, o al massimo strappare un fortunoso pari, ed invece ha portato a casa 4 punti e il vantaggio sugli scontri diretti. Ma vincere un derby sculando non è una cosa di cui vergognarsi.

Non fa rabbia aver perso sei punti meritati nei derby tra andata e ritorno, ieri in modo particolare, ma aver reso la tua avversaria la favorita. Inutile girarci attorno, con il derby vinto ieri, e senza coppe europee da giocare, adesso il Milan è sicuramente la favorita per la vittoria dello scudetto.

L’Inter da gennaio finalizza con estrema fatica. Costruisce una montagna di palle gol, per partorire il solito topolino. E molte volte capita in extremis, come con l’Empoli in Coppa Italia, nei supplementari di Supercoppa o contro il Venezia in campionato.

Gli attaccanti non segnano quasi più. Lautaro, complici le sfiancanti trasferte con la maledetta nazionale, è spesso la controfigura di sè stesso. Dzeko combatte e si sbatte, ma a quaranta metri dall’area avversaria, e Sanchez non è più vicino di lui alla porta. Correa sempre infortunato non ha mai inciso, e difficilmente il buon Caicedo saprà farsi valere più di tanto. Ci si affida quindi agli esterni, Perisic (tra i migliori in praticamente ogni partita) e il crescente Dumfries, e alle giocate dei centrocampisti e difensori.

Ma non è una cosa che può durare per sempre. Aggiungiamoci che i cambi di Inzaghi sono stati deleteri. Mentre loro uscivano bene con Brahim Diaz al posto di Kessie, noi abbiamo sostituito Calhanoglu perchè ammonito (un cambio molto italiano, come direbbe Stannis La Rochelle) e Brozovic, e abbiamo perso il centrocampo. In particolare, senza Brozovic abbiamo letteralmente finito di giocare il pallone. Perisic è uscito per un problema fisico, ed è stata sfortuna. Veder giocare Vidal in una partita a questo ritmo fa tenerezza, ed in Champions League ci sarà da divertirsi.

Essere superiori non vuol dire essere più forti in senso assoluto. L’idea di Inzaghi di gestire un derby sull’1-0, come se l’averli presi a pallate ti potesse dare qualche altro genere di vantaggio mentale, è l’immagine di un provincialismo che non fa parte della sua natura. Questi cambi hanno dimostrato che l’Inter non è riuscita, mentalmente, a reggere l’impatto con la partita. Non aver segnato il secondo gol in con dieci occasioni, alla lunga ha minato sulla sicurezza di portarla a casa. Sicurezza che avevamo tutti, almeno fino al primo quarto d’ora del secondo tempo.

In mezzo a questo è impossibile non metterci gli episodi. Vero che il fallo di Giroud sul primo gol non è da protocollo VAR (ormai sinonimo di “facciamo come ci pare”), ma nemmeno quello di Dumfries che ha portato al rigore con la Juventus lo era. E poi, protocollo o non protocollo, non vedere un fallo del genere, con l’aiuto del VAR o meno, è pura miopia. Più lo vedo e più stento a capire come sia stato possibile.

L’arbitro Guida ha condotto da cani tutta la partita, e questo suo capolavoro che ha rimesso in carreggiata il Milan, che fino ad allora non sapeva nemmeno dove fosse l’area di rigore dell’Inter. E senza questo fallo forse avrebbe continuato a non saperlo. E sul secondo gol è innegabile l’inadeguatezza di Handanovic, che va sul pallone con i riflessi di un leone marino.

Al netto delle recriminazioni arbitrali, la colpa è però soprattutto nostra. Bisogna saper perdere, ma anche provare ad imparare qualcosa da sconfitte del genere. Dobbiamo guardare in faccia la realtà: abbiamo un punto in più del Milan, ma con lo scontro diretto a sfavore. Abbiamo da recuperare il Bologna, ma lo faremo in mezzo al tremendo incrocio contro il Liverpool.

Ad oggi è impossibile essere ottimisti. E pensare che sarebbe bastato anche solo pareggiare per vedere le cose da una prospettiva completamente diversa. Eppure questi 5 minuti di follia hanno cambiato tutto, punendoci in modo davvero troppo severo. Il calcio purtroppo è anche questo. Tra la fine di febbraio e la metà di marzo potremo farci un’idea più chiara di quante residue possibile ci restano per vincere questo campionato.

Mikhail

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Mikhail
Cintura nera di interismo da sempre, fonda Progetto Inter come angolo di sfogo, insieme al fratello Alessandro. Orfano di Christian Eriksen, ma sicuro che Inzaghi non possa mai essere più indisponente di Antonio Conte.