Adriano, l’Imperatore dal sorriso malinconico

Adriano

È inutile girarci attorno. A tutti sarà capitato di rimanere secchi sotto i colpi di una ex fidanzata con la quale le cose non sono andate. E a tutti sarà magari anche capitato di mettersi assieme a un’altra ragazza che le assomigliava, o quantomeno di cercarne le stesse caratteristiche.

Adriano è uno di quei giocatori che è stato – ed è tuttora – amato dal popolo nerazzurro anche perché ricordava, in qualche modo, Ronaldo. Tutti abbiamo in mente quel sinistro all’incrocio su punizione in un’amichevole estiva contro il Real Madrid: un gol che ha fatto esclamare ai più un signorilissimo “Cazzo, questo è forte”. 

Fra il 2002 e il 2004, i 6 gol in 15 partite con la maglia della Fiorentina e i 23 in 37 partite con quella del Parma, avevano confermato la veridicità della sua forza e della sua classe, tanto da meritarsi un ritorno a Milano con la maglia nerazzurra siglando 44 gol in 103 partite fino al gennaio 2008, quando passa al San Paolo in prestito. Quattro anni nei quali Adri ha trascinato l’Inter soprattutto nelle sfide più importanti, mettendo a segno gol a dir poco spettacolari come la cavalcata coast to coast contro l’Udinese.

Velocità, dribbling, potenza. Caratteristiche ideali per un attaccante completo. E Adriano lo era davvero. Con quella maglia numero 10 sulle spalle poi, sembrava un Ronaldo all’ennesima potenza. Già, Ronaldo. Quel Fenomeno idolo di San Siro, che ancora lo ricorda con quel Pallone d’Oro in mano mentre fa il giro di campo, proprio con la 10 sulle spalle. Ronaldo-Adriano, Adriano-Ronaldo. Il Fenomeno che passa il testimone all’Imperatore.

In fondo, tutti noi tifosi interisti abbiamo visto in Adriano una sorte di reincarnazione di Ronaldo. Sì, perché Adri è entrato nei cuori nerazzurri proprio attraverso quella crepa sorta dopo l’addio di Ronniepassato al Real infliggendo un duro colpo ai suoi tifosi, ancora sanguinanti nell’animo per un 5 maggio che fa storia da sé. Adriano è così diventato una sorta di riparazione a quel dolore così profondo, un dolore da esorcizzare, trovandosi di colpo catapultato nell’olimpo degli idoli nerazzurri, e diventando una sorta di figlio per il Presidente Moratti, ancora sofferente per l’addio del figlio Ronnie – che al contrario del figliol prodigo del Vangelo, ha pensato bene di andarsene al Milan, ma questa è una storia che abbiamo già raccontato

Un peso che l’Imperatore ha saputo portare benissimo sulle sue spalle, diventando il cardine della squadra allenata da Mancini, temuta proprio per l’imprevedibilità della sua punta di sfondamento, dal sinistro potente ed educato. Purtroppo, a mettere in ginocchio l’Imperatore, non ci ha pensato nessun avversario, ma le vicende della vita. Dietro a quel sorriso tutto brasiliano infatti, si celava un’infelicità di fondo al quale Adri non ha saputo controbattere, finendo per lasciarsi andare a uno stile di vita che l’ha portato progressivamente a sgretolarsi.

A niente era valso il ritorno in Brasile, così come i successivi continui re-inizi di carriera, da Mouirnho all’esperienza alla Roma fino al Flamengo. Adriano ad un certo punto si è spento e non è stato più lo stesso, ma l’amore del popolo interista nei suoi confronti non è mai cambiato. Come dimostra l’affetto dimostrato da San Siro prima dell’ultima gara del 2016 vinta contro la Lazio, quando Adri è stato premiato da Inter Forever per tutto quello che ha dato alla causa nerazzurra. Affetto che purtroppo non era bastato a salvare la carriera di un giocatore che poteva davvero diventare forte quanto Ronaldo. 

Inutile dire che, personalmente, le emozioni provate sono state un misto di felicità, nostalgia e tristezza per ciò che poteva essere e non è stato. L’Imperatore può vantare, nel suo palmarès, tre Scudetti, tre Supercoppe Italiane e due Coppe Italia: potevano esserci molti altri trofei, ma al di là dei numeri Adriano è stato ed è simbolo della storia nerazzurra. Una storia alla quale ha contribuito col cuore a suon di gol, dietro a quella stazza da Imperatore dal sorriso malinconico. 

 

giulma

Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.
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Interista a otto anni grazie a un doppio passo del Fenomeno, visto per caso in televisione. Le lacrime di amarezza del 5 maggio hanno scavato solchi, colmati dalle lacrime di gioia per un Triplete festeggiato il giorno di uno straordinario ventesimo compleanno. Innamorato dei colori nerazzurri e di Javier Zanetti.

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